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B1 Cittadinanza

Strutture e grammatica — prova 3

Pronomi, particelle ne e ci, preposizioni: dodici domande in stile esame B1.

Terza e ultima prova sulle strutture. Qui il centro sono i pronomi e le particelle: lo, la, gli, le, ne, ci. Sono parole minuscole che l'italiano usa continuamente e che chi impara la lingua tende a saltare — con il risultato di frasi che si capiscono ma suonano incomplete.

Dodici domande, ognuna con la spiegazione. Dopo questa, sei pronto per la simulazione completa.

Pronomi diretti e indiretti: la domanda che risolve tutto

La confusione fra lo e gli si scioglie con una domanda sola: il verbo vuole «chi?» o «a chi?».

«Vedo Luca» → vedo chi? Luca. È diretto: «lo vedo».
«Do il numero a Luca» → do il numero a chi? A Luca. È indiretto: «gli do il numero».

I diretti sono lo, la, li, le. Gli indiretti sono gli (a lui), le (a lei), gli anche per «a loro» nell'italiano di oggi. Attenzione: le può essere sia diretto plurale femminile («le mele → le compro») sia indiretto singolare femminile («a Maria → le parlo»). Si capisce solo dal verbo.

Ne e ci: le due particelle che nessuno insegna abbastanza

Ne sostituisce una quantità o un «di qualcosa». «Quanti anni ha? — Ne ha dodici.» «Vuoi del pane? — Ne voglio un po'.» «Parliamo del problema? — Sì, parliamone.» Senza ne la frase resta monca: un italiano non direbbe mai «ha dodici».

Ci sostituisce un luogo o un «a qualcosa». «Vai a Roma? — Sì, ci vado domani.» «Pensi al lavoro? — Ci penso sempre.» È lo stesso ci di «c'è» e «ci sono», che letteralmente significa «lì c'è».

Queste due particelle sono il segno più chiaro di chi parla italiano davvero. Non sono obbligatorie per farsi capire, ma all'esame fanno la differenza fra una frase corretta e una frase da madrelingua.

Il participio che concorda (e quando)

«Ho perso le chiavi. Le ho cercate dappertutto.» Perché cercate e non cercato? Perché quando il pronome diretto viene prima del verbo, il participio concorda con lui: le è femminile plurale, quindi cercate.

Se invece il complemento sta dopo, non concorda: «ho cercato le chiavi». È una regola piccola, ma nelle prove sulle strutture la chiedono spesso perché divide chi ha studiato da chi va a orecchio.

Le preposizioni di tutti i giorni

Con i mezzi di trasporto si usa in: in treno, in macchina, in aereo, in autobus. Le eccezioni da sapere a memoria sono a piedi e a cavallo. Con le città si usa a (abito a Torino), con i Paesi e le regioni in (abito in Italia, in Piemonte). Con i negozi si usa a o in: vado al bar, vado in panetteria.

Non c'è logica da capire: c'è una lista da usare finché non diventa automatica. Il modo più veloce è legarle a frasi vere della tua giornata, non a tabelle.

Perché queste parole piccole contano tanto

Un esaminatore non ti boccia perché salti un ne. Ma la prova sulle strutture è fatta apposta per misurare proprio questo: la differenza fra chi si fa capire e chi controlla la lingua. Sono le stesse parole che ti fanno sembrare sicuro in un colloquio di lavoro o allo sportello di un ufficio.

Se ne devi scegliere una sola da portare a casa, scegli ne: è la più usata dagli italiani e la più dimenticata da chi impara. «Quanti ne abbiamo oggi?» «Ne parliamo domani.» «Non ne ho idea.» Tre frasi che sentirai questa settimana.

Questa è un'esercitazione in stile esame, scritta da noi. Non è una prova ufficiale e non ha valore legale. Le prove vere sono preparate dagli enti certificatori e dalle Prefetture.