- Home
- Guide
- Documenti per la domanda di cittadinanza: la lista completa
Documenti per la domanda di cittadinanza: la lista completa
Atto di nascita, certificato penale, B1, contributo di 250 euro: cosa serve per la domanda di cittadinanza e gli errori formali che bloccano la pratica.
Aggiornato al 16 luglio 2026
Dove si presenta la domanda
Solo online, sul portale del Ministero dell'Interno, con SPID o CIE. Non si può più mandare per posta né consegnare a mano: è l'unica modalità ammessa.
Se non hai SPID o non ti senti sicuro, un patronato ti aiuta gratis. Vale la pena: la maggior parte delle pratiche si blocca per errori formali, non per mancanza di requisiti.
I requisiti, prima dei documenti
| Residenza (non UE) | 10 anni legali e continuativi |
|---|---|
| Residenza (cittadini UE) | 4 anni |
| Per matrimonio | 2 anni dal matrimonio se residente in Italia, 3 se all'estero. I termini si dimezzano in presenza di figli |
| Reddito | Circa 8.263,31 € l'anno per il richiedente singolo, verificato sugli ultimi 3 anni. Si può sommare il reddito dei familiari conviventi |
| Lingua | B1 del QCER |
| Penale | Assenza di condanne ostative |
La lista dei documenti
- Atto di nascita del Paese d'origine, tradotto e legalizzato (o con apostille, se il tuo Paese aderisce alla Convenzione dell'Aja del 1961). Deve essere completo di paternità e maternità: l'estratto semplice spesso non basta.
- Certificato penale del Paese d'origine (e degli eventuali Paesi terzi di residenza), tradotto e legalizzato. Vale 6 mesi dalla data in cui è stato formato, non da quando è stato tradotto.
- Passaporto e permesso di soggiorno in corso di validità.
- Attestato di conoscenza della lingua italiana livello B1 di un ente certificatore riconosciuto, oppure un titolo di studio italiano.
- Dichiarazioni dei redditi degli ultimi 3 anni.
- Contributo di 250 € e marca da bollo da 16 €, pagabili online tramite PagoPA dal portale stesso.
- Gli indirizzi di residenza storica con le date precise.
Ogni documento va caricato come un unico file PDF nella sezione giusta del modulo.
Il Ministero dell'Interno indica che sono esclusi dall'obbligo di allegare la certificazione B1 coloro che hanno sottoscritto l'accordo di integrazione (art. 4-bis del D.Lgs. 286/98) o che sono titolari del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo (art. 9 dello stesso testo unico).
Se sei in uno di questi due casi, prima di pagare 100 euro per un esame, verifica con la tua Prefettura o con un patronato. Potrebbe non servirti affatto.
Gli errori formali che bloccano la pratica
Questa è la parte che conta davvero. Non basta avere i requisiti: molte domande si fermano per vizi di forma.
Le generalità che non coincidono. Il nome sul passaporto, quello sull'atto di nascita e quello all'anagrafe italiana devono essere identici. Un cognome scritto in due modi diversi — per una traslitterazione, per un matrimonio, per un errore vecchio — blocca tutto. Controlla prima, non dopo.
Il certificato penale scaduto. Vale 6 mesi dalla formazione. Se lo prendi in anticipo e poi impieghi mesi a raccogliere il resto, arrivi con un documento scaduto. Prendilo per ultimo.
Legalizzazione o apostille sbagliate. Dipende dal Paese: se aderisce alla Convenzione dell'Aja basta l'apostille, altrimenti serve la legalizzazione consolare. Sbagliare strada significa rifare tutto.
Traduzioni non conformi. Serve una traduzione giurata, non una fatta da un amico che parla italiano.
File illeggibili. Banale e frequente: PDF scuri, storti, tagliati. Prima di caricare, apri il file e guardalo.
Il consiglio che il Ministero stesso dà (e nessuno legge)
Sul portale della cittadinanza c'è scritto che avere un indirizzo PEC, da indicare nell'apposito campo, rende più rapida e sicura la comunicazione con gli uffici e riduce sensibilmente i tempi del procedimento.
Una PEC costa pochi euro all'anno, a volte è gratuita. È probabilmente il miglior rapporto fra costo e beneficio di tutta la pratica, e sta scritto nero su bianco sul sito ufficiale.
Quanto costa in tutto
Contributo 250 € + marca da bollo 16 €. A questi si aggiungono le traduzioni giurate e le legalizzazioni dei documenti esteri, che variano molto per Paese e numero di documenti, più eventualmente l'esame B1 (intorno ai 100 €).
Il totale reale, per la maggior parte delle persone, sta fra le poche centinaia di euro e quasi mille, quasi tutto per traduzioni e legalizzazioni.
Domande frequenti
Il contributo si può recuperare se mi dicono di no?
In caso di rifiuto è possibile chiedere il rimborso del contributo, di solito entro un anno dal pagamento. Chiedi conferma a un patronato o a un avvocato per la tua situazione.
Che cos'è il codice K10?
È il codice della tua pratica: K10/A per la cittadinanza per residenza, K10/C per quella per matrimonio. Serve per ogni comunicazione con la Prefettura e per controllare lo stato della domanda. Conservalo.
Posso sommare il reddito di mia moglie?
Il reddito dei familiari conviventi che risultano nello stato di famiglia può concorrere. Le soglie salgono se ci sono persone a carico. Fatti fare il conto da un patronato o da un CAF.
Ho un lavoro part-time: basta?
Non conta il tipo di contratto: conta che il reddito degli ultimi tre anni superi la soglia. Un part-time che arriva alla soglia va bene.
Ho un precedente penale: è finita?
Non automaticamente: dipende dal reato e dalla pena. È esattamente il caso in cui serve un avvocato, non un sito. Non fare dichiarazioni false sulla domanda: quello sì che è un reato.
Fonti: L. 91/1992; L. 94/2009 art. 1 comma 12; D.L. 113/2018 conv. L. 132/2018; portale cittadinanza del Ministero dell'Interno. Importi, soglie e prassi cambiano e variano da Prefettura a Prefettura. Queste sono informazioni generali, non consulenza legale: per la tua pratica rivolgiti alla Prefettura, a un patronato o a un avvocato. Verifica sempre su interno.gov.it.