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Tempi della cittadinanza: 24 mesi, 36 mesi e cosa fare se si blocca
Quanto dura la pratica di cittadinanza, il termine di 24 mesi prorogabile a 36, come controllare lo stato e l'errore anagrafico che azzera i 10 anni.
Aggiornato al 16 luglio 2026
Il termine di legge
Per le domande presentate a partire dal 20 dicembre 2020, il termine per la conclusione del procedimento è di 24 mesi, prorogabili fino a un massimo di 36. Lo ha stabilito il D.L. 130/2020.
Prima era stato portato a 48 mesi dal decreto sicurezza del 2018, e prima ancora era di 730 giorni. Se leggi in giro numeri diversi, è perché parlano di domande vecchie o di articoli non aggiornati.
Passati i 24 mesi la cittadinanza non arriva automaticamente. Il termine significa che l'Amministrazione deve definire il procedimento entro quel limite — con un sì o con un no. Non è un silenzio-assenso.
I tempi reali
Il termine di legge e la realtà non coincidono quasi mai. I tempi effettivi variano molto da Prefettura a Prefettura, e ritardi oltre i 36 mesi non sono rari.
Non ti diamo una tabella con i mesi per città, perché sarebbe un numero inventato che invecchia in tre mesi. La cosa vera da sapere è che dipende dalla tua Prefettura e che l'unica misura affidabile è lo stato della tua pratica sul portale.
Le cose che dipendono da te
Sui tempi della Prefettura non puoi fare nulla. Su queste sì:
Metti la PEC. Il Ministero dell'Interno scrive esplicitamente che avere un indirizzo PEC indicato nell'apposito campo rende più rapida la comunicazione con gli uffici e riduce sensibilmente i tempi. Costa pochi euro.
Manda una domanda senza errori. Un documento sbagliato significa un'integrazione documentale, e ogni integrazione sono mesi. Fatti controllare tutto da un patronato prima di inviare: è gratis.
Non far scadere il certificato penale. Vale 6 mesi: prendilo per ultimo, quando hai già tutto il resto pronto.
Questa è la cosa più importante di tutta la pagina, e quasi nessuno la sa.
La residenza deve essere continuativa e ininterrotta. Ma molti stranieri vengono cancellati dall'anagrafe senza accorgersene: a ogni rinnovo del permesso di soggiorno c'è l'obbligo di rinnovare la dichiarazione di dimora abituale. Se non lo fai, dopo qualche mese il Comune sollecita — e se non rispondi ti cancella dai registri, anche se hai un permesso regolare.
Il risultato: un buco nella residenza che può far ripartire il conteggio dei dieci anni. Ogni volta che rinnovi il permesso, passa in anagrafe. E prima di fare domanda, chiedi il certificato storico di residenza e controlla che non ci siano interruzioni.
Come controllare lo stato della pratica
Con il codice pratica (K10/A per residenza, K10/C per matrimonio) puoi consultare lo stato della domanda sul portale del Ministero dell'Interno.
Il percorso passa per varie fasi: verifica di ammissibilità, istruttoria in Prefettura, esame del Ministero, decreto, notifica, giuramento. Per la cittadinanza per matrimonio l'istruttoria e la decisione restano in Prefettura.
Il giuramento
È l'ultimo passo. Dopo il decreto di concessione ti convocano in Comune per giurare fedeltà alla Repubblica. Da quel giorno sei cittadino italiano, non prima.
C'è un termine per presentarsi al giuramento: non farlo scadere. E attenzione: la residenza deve restare ininterrotta fino al giuramento, non solo fino alla domanda.
Se la pratica si blocca oltre il termine
Ci sono due strade: il sollecito alla Prefettura, e il ricorso al TAR contro il silenzio dell'amministrazione. Contro un diniego, invece, il ricorso va fatto entro 60 giorni dalla notifica.
Qui non possiamo aiutarti: sono strade legali e servono un avvocato. Quello che possiamo dirti è che esistono e che i termini sono stretti — se hai ricevuto un preavviso di rigetto, di solito hai 10 giorni per rispondere. Non aspettare.
Le sette fasi, in parole semplici
Sul portale la tua pratica passa per stati successivi. I nomi cambiano, ma la sostanza è questa:
- Domanda inviata — hai il codice K10 e la ricevuta.
- Verifica di ammissibilità — controllano che ci sia tutto. Qui si fermano le pratiche con documenti sbagliati.
- Istruttoria in Prefettura — la fase più lunga. Verificano residenza, reddito, penale. Possono convocarti per vedere gli originali.
- Esame del Ministero — per la cittadinanza per residenza. Per quella per matrimonio la decisione resta in Prefettura.
- Decreto — la decisione, sì o no.
- Notifica — te lo comunicano.
- Giuramento — in Comune. Da quel giorno sei italiano.
Se la pratica sta ferma nella stessa fase da moltissimo tempo, non è detto che ci sia un problema: spesso è solo la coda. Ma se sei oltre il termine di legge, vale la pena farla vedere a un avvocato o a un patronato.
Cosa non fare mentre aspetti
Non lasciare scadere il permesso. Fino al giuramento sei uno straniero: se perdi la regolarità, perdi anche la pratica.
Non trascurare l'anagrafe. Ogni volta che rinnovi il permesso, aggiorna la dichiarazione di dimora abituale. È il modo più stupido di perdere dieci anni.
Non cambiare indirizzo senza comunicarlo. Le convocazioni e le notifiche arrivano dove risulti tu.
Domande frequenti
Posso viaggiare mentre aspetto?
Sì, con i tuoi documenti regolari. Ma attenzione a non perdere la residenza: assenze lunghe dall'Italia possono creare problemi di continuità. Se devi stare via a lungo, chiedi prima a un patronato.
I miei figli minorenni diventano italiani con me?
La normativa sulla cittadinanza è cambiata nel 2025 e su questo punto ci sono novità e interpretazioni ancora in evoluzione. Non ci azzardiamo a darti una risposta secca: chiedi a un avvocato o a un patronato aggiornato, perché è materia che si sta muovendo.
Devo rinnovare il permesso mentre aspetto?
Sì. Fino al giuramento sei uno straniero a tutti gli effetti: il permesso va tenuto valido.
Il B1 scade mentre aspetto?
No. Il certificato di lingua non scade mai.
Fonti: L. 91/1992; D.L. 130/2020 conv. L. 173/2020; portale cittadinanza del Ministero dell'Interno; pagine delle Prefetture. I tempi reali variano molto da provincia a provincia e cambiano nel tempo. Queste sono informazioni generali, non consulenza legale: per solleciti, ricorsi e casi personali rivolgiti a un avvocato o a un patronato. Verifica su interno.gov.it.